Il circuito della ricompensa o sistema dopaminergico mesolimbico
- Andrea Vannozzi
- 27 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Il circuito della ricompensa o sistema dopaminergico mesolimbico è un particolare meccanismo cerebrale, che si attua attraverso una rete neurale, che genera motivazione e piacere. Questo meccanismo cerebrale, attraverso il desiderio di una ricompensa, genera la motivazione a compiere e ripetere un’azione che potrebbe determinare un premio, cioè una qualche forma di gratificazione o piacere, ma con l’incertezza della ricompensa. La ricompensa è il piacere o comunque la gratificazione che si desidera ottenere attraverso l’azione, ma il centro del circuito, ciò che genera la motivazione e che quindi influenza il comportamento, è l’attesa del piacere. L’incertezza della ricompensa alimenta la spinta a ripetere, in maniera impulsiva, l’azione. il circuito di base di questa rete neurale collega l’area tegmentale ventrale (VTA) al nucleo accumbens (NAc). Il mediatore chimico di questo circuito è la Dopamina, che viene rilasciata soprattutto dall’anticipazione della ricompensa. L’anticipazione della ricompensa è un meccanismo neurobiologico per il quale il cervello rilascia Dopamina prevedendo un premio. Quindi desiderio e motivazione sono più importanti del premio stesso. Il picco di Dopamina si determina durante l’attesa del premio non durante il suo consumo e quindi la Dopamina non è la molecola del piacere ma la molecola dell’attesa del piacere e della spinta all’azione, cioè della motivazione. Il rilascio di Dopamina aumenta soprattutto quando la ricompensa è inaspettata o superiore alle attese e ciò si chiama “errore di previsione”. Tanto più la ricompensa attesa supera le previsioni, tanto più il rilascio di Dopamina nel sistema ne risulterà rafforzato. La finalità di questa rete neurale è quella di rafforzare dei comportamenti essenziali alla vita come l’apprendimento ed il desiderio, che possiamo definire anche come ” io voglio”, spingendo l’individuo a ripetere un’azione per ottenere un premio. Quindi la funzione principale di questo circuito è spingerci a ripetere azioni che il cervello ha valutato e considera come utili per la sopravvivenza o gratificanti, come nutrirsi e stabilire relazioni sociali. Tutto ciò regola la motivazione ed è strettamente correlato con l’apprendimento. Motivazione, apprendimento e piacere sono quindi strettamente correlati fra loro. L’azione del cervello è molto simile a quanto l’addestratore di animali fa normalmente: dà uno zuccherino all’animale tutte le volte che fa correttamente l’esercizio e questa ripetizione affina la corretta esecuzione, cioè l’apprendimento, ma a motivare l’animale è il desiderio del premio che non è sicuro, ma probabile, in ragione di come eseguirà l’esercizio. Il circuito della ricompensa, fin dalla nostra nascita, si estrinseca quotidianamente con ricompense naturali generate da cibo, sesso e socializzazione, e orienta il nostro comportamento, soprattutto per ciò che concerne i desideri impulsivi. Il risultato di un buon equilibrio del sistema è la sensazione di appagamento conseguente alle nostre azioni. Può succedere che l’impulso a voler soddisfare il proprio desiderio immediato comporti una reiterazione eccessiva e dannosa dei comportamenti che possono procurare piacere. Per questo motivo anche questo meccanismo neuronale ha un sistema di autoregolazione. In particolare, alcune zone della Corteccia prefrontale (PFC) agiscono come freno biologico e supervisore sul circuito della ricompensa. Mentre il centro del Circuito della ricompensa è il desiderio immediato ed impulsivo, la Corteccia prefrontale valuta le conseguenze a lungo termine delle nostre azioni ed esercita un controllo inibitorio, una sorta di freno biologico attraverso la produzione del neuromediatore glutammato verso il Nucleo Accumbens. Questo meccanismo è chiamato Top-down e permette di valutare se la ricompensa desiderata valga il costo futuro. Per esempio: mangiare un’altra fetta di dolce può danneggiarmi? Passare tante ore davanti un videogioco può danneggiare la mia salute? quindi se lo ritiene opportuno la Corteccia prefrontale sopprime il desiderio dopaminergico annullando la motivazione e contemporaneamente distoglie l’attenzione orientandola verso obiettivi più razionali e meno impulsivi. Questo “centro di controllo” matura gradualmente durante la crescita, attraverso le nostre esperienze e le varie aree di connessione cerebrale. Alcuni autori ritengono che una maturazione completa della Corteccia prefrontale avvenga tra i 18 ed i 25 anni e questo coincide con il riconoscimento sociale di “maturità” dell’individuo. Purtroppo esperienze giovanili precoci e fuorvianti possono condizionare la funzionalità di questo meccanismo di controllo e comunque, anche nell’ambito della cosiddetta normalità, possono esserci comportamenti diversi in situazioni analoghe, con maggiore o minore controllo sugli impulsi generati dal circuito della ricompensa.
Poiché motivazione, apprendimento e piacere sono correlati al rilascio di Dopamina, quando questo sistema subisce delle interferenze e si altera viene meno la nostra capacità di provare soddisfazione e di regolare i nostri impulsi.




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